Martedì, 17 Maggio 2022

Amor ch’a nullo amato…non l’ha apostrofato

“Un bacio è un apostrofo rosa fra le parole t’amo”.

Che romanticone Rostand. Se sapesse che gran parte di coloro che lo citano scrivono “un’apostrofo”… morirebbe una seconda volta. E tra indicibili tormenti per giunta. Eppure è così chiaro, sillogistico quasi: se il bacio è un apostrofo, allora l’apostrofo è un bacio.

Dove c’è l’apostrofo, c’è amore. Un amore triste in verità, cosa che spiega perché l’apostrofo abbia la forma di una lacrima piuttosto che una duckface (il “muso a piccione” che dovrebbe simulare un bacio nelle foto che infestano Facebook, n.d.a.). La storia d’amore tra due vocali assai vicine troncata da una crudele elisione. Una separazione dolorosa, coatta, dettata dai principi che regolano la nostra società: l’apparenza e l’economicità. E, diciamolo, il sessismo.

Sì, la nostra lingua, proprio come la cultura eterosessista dominante, non tollera che due parole femminili si amino e strappa via quella vocale difettosa che provoca un disturbo (fonetico), la apostrofa in tutti i sensi. La rimprovera, la redarguisce, l’aggredisce e segnala graficamente la sua diversità. Oppure è la vocale stessa a lasciarsi cadere nel vuoto, versando una ed una sola lacrima. Così accade che un apostrofo non s’apostrofi ma un’apostrofe s’apostrofa. Sembra uno scioglilingua, ma è l’esempio forse più significativo. E forse alle regole da manuale è preferibile una storiella, magari a lieto fine, una favoletta romantica che ci spieghi come davvero sono andate le cose. E, perché no, in rima:

 

C’erano una volta gli articoli Una ed Uno,

la coppia perfetta a detta di ognuno.

I due misero al mondo un pargoletto,

un utilissimo articoletto.

Un fu il nome del dolce neonato

cui un importante compito fu dato:

il padre anziano doveva sostituire ovunque,

tranne con quei suoni che sa chiunque .

Che bei giorni viveva la famiglia siffatta!

Ma un dì bussò alla porta la Fonetica insoddisfatta.

“Le parole femminili inizianti con vocali

precedute da Una non sono musicali!”.

Una non sapeva come rimediare

Alla sua età non poteva certo strafare.

“Ci penso io a sostituire la mamma!”

intervenne Un per calmarla.

“Ma tu sei maschile singolare,

davvero non lo posso accettare!”

Così la Fonetica lo apostrofò

E sbraitando se ne andò.

Un ebbe allora un’idea interessante:

bastava essere galante!

Con le parole femminili

Servivano gesti carini:

ogni volta che Un le deve accompagnare

un bacio nell’aria fa scoccare.

La Fonetica tutto ciò apprezza:

che miracoli fa la gentilezza!

 

La morale è assai semplice e banale:

siate cavalieri sempre, anche nell’apostrofare!

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