Sabato, 10 Dicembre 2022

'Il killer di San Domenico', la mano assassina di Dio

“Oh, ma questo lo leggerò in un lampo! Calcolando che la mia velocità di lettura si aggira attorno alle 100pag/h, prevedo di terminarlo in meno di due ore”. È stato questo il primo pensiero quando ho avuto tra le mani la mia copia de “Il killer di San Domenico”: leggero e sottile nelle sue 145 pagine, la copertina intrigante, i capitoli brevi, l’indice metodicamente suddiviso per luoghi e ore, la quarta che promette una storia avvincente. E invece mi sbagliavo ed inaspettatamente sono rimasta in compagnia del romanzo d’esordio di Antonio Orlando per circa due giorni. Certo, ci sono stati degli impegni imprevisti che mi hanno rallentata, ma la verità è che è nel mio preventivo mancavano delle variabili fondamentali: la ricchezza di dettagli e la moltitudine di nomi e personaggi. Quante volte mi sono scoperta a ripercorrere le pagine a ritroso chiedendomi se non mi fosse sfuggito qualcosa per ricostruire il puzzle, o semplicemente per contemplare ancora e ancora i quartieri e le chiese di quella Roma che ogni giorno mi manca un po’ di più.

È proprio nella Capitale, infatti, che il killer colpisce. È in quella Roma che un’atea come me non si è mai presa la briga di esplorare: quella delle chiese e delle basiliche che non hanno posto nei libri di storia dell’arte del liceo o quelle che oggi, dopo alterne vicende, portano un nuovo nome. Ho desiderato perdermi tra le volute e gli affreschi di quei luoghi sommersi, impararne la storia, fare incetta di ogni curiosità disseminata tra un delitto e un’indagine. Ho immaginato di essere una turista che in quei giorni caldi di giugno 2013 stava lì a scattare fotografie, mentre il capitano Bauceri e la PM Belloverde indagavano sulle morti cruente e misteriose di frati e suore.

Poi, forse, ho esagerato nella mia volontà di immedesimazione: sono entrata nella mente del killer. Ho recitato le preghiere in latino, ho spiato i peccatori piangendo disgustata per ciò che ho visto, li ho giudicati, li ho torturati con tecniche collaudate dal Tribunale della Santa Inquisizione perché espiassero le loro colpe e, infine, forse per eccesso di zelo, forse per sfidare la polizia, ho tracciato dei numeri sui cadaveri e una strana sigla su un muro. L’ho fatto perché ho una missione. Ma, ahimè, i segni della mia opera divina hanno tracciato una pista per gli inquirenti.

Poco importa, sono ancora in alto mare e ci resteranno quanto basta perch’io possa ultimare il mio progetto. Così, mentre loro scomodano le alte sfere e i Maestri delle logge massoniche, io continuo indisturbato a punire chi infanga il buon nome degli ordini monastici. E alla fine scoprirò chi sono solo quando lo scopriranno loro, i miei rivali.

Sì, mi sono immedesimata in un personaggio senza sapere chi fosse realmente. Poteva essere chiunque. Appena spuntava un nuovo nome pensavo di aver risolto il caso, ma poche righe più tardi restavo inevitabilmente delusa. No, scoprirò solo alla fine, forse all’ultima pagina, chi è questo psicopatico unto dal Signore che mi ha trasformata nel “Mostro delle chiese”.

 

E così Orlando ci costringe a navigare tra i capitoli, si fa leggere e rileggere fino all’approdo finale.

La traversata è piacevole, la ciurma eterogenea e deliziosa. Un viaggio pieno di colpi di scena e ricco di scoperte. La nave, naturalmente, è gialla. E a bordo c’è anche uno spietato serial killer. Chi è senza peccato…s’imbarchi pure.

 

Antonio Orlando sarà ospite della trasmissione “Libridine” martedì 25 febbraio a partire dalle 18,30. Segui l’intervista su www.radioautpolicoro.com

 

Sara Calculli

Read 2048 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 10:37
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