Giovedì, 08 Dicembre 2022

Condimenti di parole e fiumi

Recuperare l’identità linguistica di un’area è sempre una sfida. Contatti, flussi migratori, contaminazioni linguistiche, evoluzioni verbali allontanano dalle specificità delle lingue di origine.

Certamente non si può più dire che dialettofoni si nasce e italofoni si diventa. Eppure il fascino antico dei dialetti permane nelle inflessioni, nelle intonazioni, nel lessico, nei costrutti sintattici. Persino le diaspore, che hanno vuotato le nostre terre, non attenuano, anzi semmai acuiscono, il desiderio di vivificare le lingue di un tempo.
E così i luoghi della memoria e dell’identità linguistica viaggiano sui portali, aprendo finestre virtuali, cesure tra presente e passato.
E che può evocare di più il legame tra parole e cose se non le tipicità gastronomiche?
Chiamare i prodotti, le preparazioni, gli utensili, i condimenti, le portate con i loro nomi di origine ne mantiene il legame antico e non ne altera il gusto autentico.
Le terre lucane sono segnate dai fiumi e sono proprio i fiumi che hanno delineato i confini delle parole.
Alla sinistra e alla destra delle foci del Sinni, dell’Agri, del Cavone, del Basento, del Bradano le tradizioni gastronomiche si intrecciano, mentre creano variazioni di lingua e di modi di dire.
U Pòrk (maiale) della città di Albino Pierro evolve in u puòrk della città di Francesco Lomonaco, intanto l raskatièdd (cavatelli) di Montalbano Jonico passano il Cavone e diventano l ruòkkl di Pisticci.
U Pastìzze (torta rustica) dell’antica Rotunda Maris, che sovrasta la valle del Sinni, è il simbolo gastronomico di un dialetto che i due grandi linguisti tedeschi, Rholfs e Bigalke, annoverarono nella cosiddetta area Lausberg.
Il Bradano separa la greca Metaponto dalle aree linguistiche pugliesi e, più a monte, Bernalda celebra u javlikkj (peperoncino) su tutte le minestre.
Lo specifico etnogastronomico richiederebbe di essere approfondito e ogni area meriterebbe una narrazione, il recupero di una tradizione, lo stimolo di una ricerca, la ricostruzione dell’antica rete di relazioni.
E perché mai non mettersi in cammino lungo i sentieri, guadare i fiumi, ripercorrere i passi degli studiosi teutonici, celebrare i riti di raccoglimento intorno ad un focolare simbolico e far rivivere la magia delle lingue autoctone?
Per condividere e divulgare ci si può provare.


Alessia Devincenzis

Read 1533 times Last modified on Giovedì, 07 Luglio 2016 10:37
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