Martedì, 30 Novembre 2021

Seminario internazionale, a rappresentare le giuriste italiane Lidia Veneziano, avvocato di Nova Siri

Dal 15 al 18 Ottobre si terrà a Roma la quattro giorni convegnistica organizzata dalla Fédération Internazionale des Femmes des Carrières Juridique ( F.I.F.C.J.), sotto l’Alto Patronato  del Presidente della Repubblica, e con il Patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, del Consiglio Nazionale Forense, della Università Link Campus, dell’Ordine degli Avvocati di Roma e dell’Ance.  Donne giuriste da tutto il mondo si stringeranno intorno ad un tavolo di lavoro dal tema “Autonomie delle donne: Il potere decisionale e il coinvolgimento delle donne nella risoluzione della crisi”, seminario che avrà inaugurazione nella Sala Protomoteca in Campidoglio, alla presenza del Sindaco di Roma, dell’On.Emma Bonino ( Ministro degli Esteri), dell’avv.M.E.Elverdin ( Presidente F.I.F.C.J.), dell’Ecc.mo Dr. G. Santacroce ( Primo Presidente della Corte di Cassazione), del Prof.G.Alpa ( Presidente del Consiglio Nazionale Forense), del Prof.V.Scotti ( Presidente Università Link Campus) e dell’avv. D. Cerè ( Ordine avvocati di Roma); i lavori seguiranno presso la prestigiosa Università Link Campus e nella Sala Europa della Corte di Appello di Roma. Africa Centrale, Algeria, Andorra, Argentina, Austria, Belgio, Benin, Brasile, Burkina Faso, Canada, Capo Verde, Conarky, Congo, Costa D’Avorio, Danimarca, Finlandia, Francia, Gambia, Germania, Ghana, Giappone, Gran Bretagna, Grecia, Guinea, Guinea Bissau, Irlanda, Israele, Italia,  Liberia, Lussemburgo, Mali, Mauritania, Mauritius, Monaco, Marocco, Mozambico, Niger, Nigeria, Paesi Bassi, Portogallo, Sierra Leone, Spagna, Stati Uniti D’America, Svezia, Togo, Tunisia, Turchia: avvocati, magistrati, giuristi, notai, docenti universitari, economisti da tutto il mondo parleranno di diritto all’ambiente, diritto dell’emigrazione, immigrazione, abolizione e prevenzione della tortura, economia e finanza, Ricerca, conciliazione lavoro e Famiglia, protezione della maternità e neonatalità.

“L’Adgi, Associazione Donne Giuriste Italia, che mi onoro di rappresentare a livello nazionale, è un’ associazione senza scopo di lucro, apolitica, apartitica e aconfessionale,  si ispira nella sua attività ai principi della Dichiarazione dei Diritti delle Nazioni Unite, della Carta dei diritti dell’Unione Europea e della Costituzione Italiana, ed ha per oggetto e scopo quello di promuovere la partecipazione paritaria delle donne alla vita sociale, politica e lavorativa, rimuovendo gli ostacoli normativi, amministrativi e sociali. A tal fine promuove interventi legislativi, lo studio dei     problemi giuridici, l’intervento agli incontri nazionali e internazionali che trattano problemi inerenti la condizione giuridica, sociale, lavorativa della donna, nonché la partecipazione alle altre istituzioni che si occupano dei medesimi problemi e agli enti istituzionali nelle forme previste dalle leggi vigenti. Ed è con questo spirito che ci accingiamo a partecipare ai prossimi lavori di Roma”, così l’avvocato Livia Veneziano.

 

L’AVV. LIVIA  VENEZIANO- Vice presidente nazionale ADGI ( Associazione Donne Giuriste Italia) per il Sud Italia e Isole – Già fondatrice e Presidente della sezione Provinciale Materna-  rappresenterà e coordinerà la sessione italiana  sul delicato tema delle professioni liberali in Italia, della rappresentanza e rappresentatività della professione forense al femminile, con particolare attenzione all’avvocatura tra crisi economica e della giustizia,  della conciliazione lavoro e famiglia, e sul coinvolgimento e ruolo delle donne nella risoluzione della crisi. Si affronteranno temi di valenza internazionale, tra cui quello importantissimo del lavoro e della famiglia, e della  situazione di crisi, al limite dell’allarme sociale, per la sempre minore garanzia  dei  due diritti fondamentali più importanti nella vita di un uomo e di una donna, in particolare con riguardo alla situazione di quest’ultima.

 

"C’è uno storico ritardo dell’Italia nei tassi di occupazione femminile, nel confronto con gli altri Paesi Occidentali: una situazione che si sta aggravando a causa delle recessione economica in atto e che ha inevitabili conseguenze e implicazioni negative sul reddito dei privati, così come sulla stabilità dei conti pubblici.  I motivi sono diversi, e non sempre circoscrivibile al territorio, ma certamente i profondi cambiamenti economici e sociali che negli ultimi decenni hanno attraversato il nostro Paese richiedono di rivedere innanzitutto le modalità di assistenza e sostegno alle lavoratrici madri in tutti i settori.vLa scarsa natalità è da tempo il problema con cui l’Italia è costretta a fare i conti; essa produce conseguenze negative in due direzioni: da un lato frustra e limita le nuove unioni, ancor più limitate nelle loro ambizioni genitoriali da un sistema di welfare eccessivamente penalizzante i lavoratori che hanno intenzione di costruire una famiglia; dall’altro pesa sull’economia nazionale, aggravando gli squilibri della spesa sociale sul fronte delle pensioni, a tutto svantaggio delle politiche attive per l’occupazione.

Negli ultimi mesi tale situazione  sta emergendo con prepotenza in tutta  la sua gravità e drammaticità: di fronte alla debolezza manifestata in entrata e uscita dal mercato del lavoro, si  fatica a recepire le risorse necessarie per sostenere il reddito delle persone che perdono il lavoro e per rilanciare l’occupazione.  Negli ultimi anni tutti i Paesi occidentali sono caratterizzati da una crescita dell’occupazione femminile, mentre l’Italia è  sempre il fanalino di coda in Europa.vQuella  italiana è una delle legislazioni più all’avanguardia rispetto alla tutela della maternità: le norme ci sono, ma  ritengo che la difficoltà sia nell’applicarle soprattutto in quella zona grigia che non rappresenta una violazione palese delle norme sulla discriminazione di genere.

La presenza di uno Stato sociale modellato su esigenze non più rispondenti alla situazione attuale ha reso sempre più complicata la conciliazione tra vita familiare e vita lavorativa delle donne. E’ un problema trasversale che riguarda ogni settore, senza esclusione di sorta, con penalizzazione ancora più grave per le professioni autonome, tra cui la professione forense. In Italia occorre ancora lavorare molto in questa direzione: l’ordinamento professionale forense attuale è assolutamente carente di strumenti atti a tutelare la professionista donna in quanto madre.  E’ un vero paradosso che proprio  questo settore professionale  resti monco delle opportunità date a tutte le altre lavoratrici e siano negati all’avvocato gli strumenti che possano rendere concretamente attuabile il disposto di cui all’art.37 della Carta Costituzionale. Alle libere professioniste con la toga non è riconosciuto il diritto di usufruire del periodo di maternità non  essendo previsto il legittimo impedimento a comparire in udienza per il difensore in stato di gravidanza ( durante i due mesi precedenti la data presunta del parto e durante i tre mesi dopo il parto) o quando ricorrano le altre condizioni previste dalle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità ( D.Lgs.151/2001)

L’applicazione della legislazione vigente a tutela della maternità e paternità agli avvocati nello svolgimento de processi penali è stata inoltre oggetto di un disegno di legge presentato nel 2010 ( il DDL 2360), che stabilisce inoltre che costituisce legittimo impedimento a comparire in udienza per il difensore l’improvvisa malattia di ciascun figlio di età inferiore a tre anni; l’esame di tale disegno di legge è purtroppo fermo da tempo.vIn mancanza di accorgimenti adeguati, il periodo di maternità si traduce in  una palese limitazione professionale per le donne avvocato ( che costituiscono una larga parte degli iscritti all’ordine forense); così come analogamente limitativo nei confronti degli avvocati tutti è il mancato riconoscimento delle esigenze connesse alla genitorialità, quali adozioni, affidamento e congedo di paternità e malattia dei figli. Non è un problema di classe, è anch’esso un problema di ordine sociale dal momento che i dati registrano una vera e propria “fuga” dalla professione dovuta in parte alla crisi ma anche per le difficoltà di poter conciliare lavoro e dimensione familiare, andandosi così ad ingrossar sempre più le maglie della disoccupazione".

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