Tromba d’aria a Policoro e petrolio: il paradosso della crisi climatica

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Tromba d’aria a Policoro e petrolio: il paradosso della crisi climatica

Policoro, tre giorni che sembrano raccontare una contraddizione

Prima la tromba d’aria che il 2 settembre ha colpito Policoro, provocando danni ingenti a strutture, attività agricole e balneari e abbattendo centinaia di alberi, anche secolari. Poi, il 4 settembre, a Bari, Giorgia Meloni annuncia l’intenzione del Governo di aumentare l’estrazione di petrolio nei mari italiani, citando esplicitamente la Basilicata. Infine, il 5 settembre, la presidente del Consiglio arriva a Policoro per incontrare la comunità colpita.

Una sequenza temporale casuale, certamente. Ma difficile da non leggere come la fotografia di una contraddizione più ampia: da una parte territori chiamati a fare i conti con eventi meteorologici estremi, dall’altra una politica energetica che continua a considerare le fonti fossili una componente del futuro.

Cambiamento climatico: cosa dice davvero la scienza

È importante non commettere l’errore di stabilire un rapporto diretto tra la tromba d’aria (Downburst) di Policoro e il cambiamento climatico: per attribuire scientificamente un singolo evento alle variazioni del clima servono analisi specifiche.

Ma questo non significa che i due fenomeni siano estranei. L’IPCC, il principale organismo scientifico internazionale sul cambiamento climatico, afferma che il riscaldamento globale è inequivocabilmente causato dalle attività umane e che il cambiamento climatico sta già modificando molti eventi meteorologici estremi.

Il punto, dunque, non è sostenere che “la tromba d’aria è stata causata dal clima che cambia”, ma riconoscere che eventi estremi, territori vulnerabili e aumento dei rischi fanno parte dello stesso scenario climatico.

È proprio su questo terreno che diventa difficile separare emergenza, prevenzione e politica energetica.

Dal petrolio della Basilicata alla crisi climatica: il corto circuito

Le parole pronunciate da Meloni a Bari hanno riacceso il confronto. La presidente del Consiglio ha dichiarato che il Governo intende aumentare la quota di petrolio estraibile nei mari italiani, sostenendo che non avrebbe senso acquistarlo all’estero se può essere prodotto, per esempio, in Basilicata. La ricostruzione di RaiNews riporta le sue parole.

Il Governo sostiene quindi la necessità di aumentare la produzione nazionale di idrocarburi per ridurre la dipendenza energetica dall’estero. Una posizione che entra però in tensione con l’obiettivo, riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale, di ridurre rapidamente le emissioni e accelerare la transizione verso sistemi energetici a basse emissioni.

Non è soltanto una critica di Greenpeace, che da anni chiede di abbandonare progressivamente i combustibili fossili e accelerare sulle rinnovabili. Anche Pagella Politica, analizzando l’azione del Governo, ha evidenziato risultati ancora incompleti su diverse promesse climatiche e ambientali.

La domanda allora non riguarda soltanto il petrolio estratto in Basilicata. Riguarda il modello di sviluppo che i Paesi industrializzati intendono perseguire: come si può rafforzare la capacità dei territori di affrontare un clima più instabile mentre si continua a investire nelle fonti fossili?

Policoro, gli alberi caduti e un ambientalismo pragmatico

C’è poi un elemento che riguarda direttamente Policoro. Il territorio che oggi conosciamo era storicamente caratterizzato da una presenza forestale importante, ancora leggibile nelle aree rimaste meno urbanizzate. La tromba d’aria ha abbattuto anche alberi molto vecchi e di grandi dimensioni. Uno di questi, nei pressi dei portici, è caduto fortunatamente dalla parte opposta rispetto a Piazza Eraclea, evitando conseguenze ben più gravi. Le cronache locali raccontano la devastazione provocata dal fenomeno.

La sicurezza, però, impone talvolta di abbattere alberi malati o pericolosi. Non è questo il punto della discussione. Il problema nasce quando ogni abbattimento non è inserito in una visione complessiva del patrimonio verde urbano: censimento, sostituzione con specie adeguate, manutenzione, nuove piantumazioni e progettazione degli spazi devono procedere insieme.

Anche questo dovrebbe essere un ambientalismo pragmatico: non conservare tutto a prescindere, ma nemmeno rinunciare al verde per paura dei rischi. Significa progettare una città più resiliente, capace di proteggere le persone e contemporaneamente conservare e rafforzare il proprio patrimonio naturale.

Meloni, Lollobrigida e il dopo-emergenza

La presenza a Policoro della presidente del Consiglio e del ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida è un segnale istituzionale importante. Il ministro aveva già espresso il 2 settembre la vicinanza del Governo agli agricoltori colpiti, assicurando che non sarebbero stati abbandonati, come riportato da ANSA.

Anche il presidente della Regione Vito Bardi ha assicurato il sostegno della Regione e l’avvio delle procedure per lo stato di emergenza. Dai consiglieri regionali sono invece arrivate richieste precise su risorse, tempi e criteri dei ristori, perché alla solidarietà seguano interventi concreti.

È difficile non essere d’accordo. La solidarietà istituzionale è necessaria, ma non può essere il punto d’arrivo. Dopo la solidarietà devono arrivare i fatti: risarcimenti, prevenzione, adattamento climatico, tutela dell’agricoltura, protezione delle coste e una nuova pianificazione del verde urbano.

Ed è qui che la visita di Meloni assume un significato che va oltre la cronaca. Il giorno prima, parlando di energia a Bari, la presidente del Consiglio aveva indicato anche la Basilicata tra i territori da valorizzare per l’estrazione del petrolio. Il giorno dopo era a Policoro, una città appena ferita da un fenomeno meteorologico eccezionale.

Una coincidenza temporale. Ma anche un’immagine potente della sfida che abbiamo davanti: continuare a riparare i danni di un clima che cambia o cominciare davvero a cambiare il modello che abbiamo costruito?

 

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[Nella foto d’apertura, il sindaco di Policoro Enrico Bianco con Giorgia Meloni sulla spiaggia di Policoro, 5 Settembre 2026]