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26/04/2013 26/04/2013

Heraclea, la città invisibile...

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“L'immagine rappresentativa di una città si ottiene sia facendo risaltare le bellezze esistenti, sia creandone di nuove. (…) Ciò che influisce maggiormente sull'immagine di una città è la sua fisionomia. Questa ha il difficile compito di provocare la prima impressione, che dev'essere la più gradita possibile” (Otto Wagner, architetto  1841/1918)

Anche se a volte ce ne dimentichiamo, il centro di Policoro insiste su parte della superficie dell'antica Heraclea. La città della Magna Grecia, fondata nel 433 a.C. (sono gli anni della costruzione del Partenone sull'acropoli di Atene), è costituita dalla “città alta” a nord, area collina del Castello, e dalla “città bassa” a sud, area ospedale-museo. Fortificata da una cinta muraria in blocchi squadrati, con relativo doppio fossato esterno. Di questa fortificazione sono attualmente  affioranti e ben visibili solo alcuni tratti nell’area antistante l’ufficio postale, mentre la restante parte che prosegue verso la zona di espansione di Policoro giace interrata.

La differenza altimetrica, consolidata dall'uso delle terminologie “città alta” e “città bassa”, di fatto non esiste, in quanto i due “pianori” si elevano alla stessa altezza. La percezione visiva di altezze diverse è determinata dalla presenza di una valle, visibile dai giardini murati, che separa le due alture. Infatti, la “collina” del Castello, lunga circa settecento metri e di larghezza variabile tra cento e duecento metri, orientata da est ad ovest, si trova alla stessa quota del centro urbano. Le sovrapposizioni cartografiche esistenti, tra la città moderna e la città antica, chiariscono in modo efficace le loro relazioni.  Heraclea è una città con impianto regolare a scacchiera di tipo “ippodameo”.

Ippodamo da Mileto, nato nell'ultimo decennio del VI secolo a.C., è il primo architetto ed urbanista greco ad utilizzare e teorizzare schemi planimetrici regolari nella pianificazione delle città. Infatti, “ la tradizione gli attribuisce la concezione di città tracciate su assi ortogonali, con una distinzione tra aree sacre, pubbliche e private, dimensionate per diecimila abitanti”, prefigurando non solo un ordine urbanistico ma anche sociale. Infatti, l'area urbana di Heraclea, distinta in quartiere delle abitazioni e quartiere ceramico, sulla lunga collina del Castello, ha un impianto  regolare organizzato in insulae, isolati, disposti lungo la plateia, arteria principale che attraversa tutta la collina in senso est-ovest, e divise da stenopoi, strade secondarie, ortogonali alla plateia. Gli stenopoi, distanti tra loro 41 metri, delimitano in modo regolare, ma sfalsato, i vari isolati. Una parte dei resti della città di Heraclea, da più di duemila anni, sono là a testimoniare l'importanza della pianificazione urbana prima dell'edificazione. Concetto utile per comprendere il pensiero di Ippodamo e il significato del disegno geometrico della città antica.

Per tutto il resto, e forse non basta una giornata,  il Museo Nazionale della Siritide di Policoro è aperto tutti i giorni, tranne il martedi mattina.

Giancarlo Manolio - Architetto

“Che cosa è oggi la città, per noi? Penso d'aver scritto qualcosa come un ultimo poema d'amore alle città, nel momento in cui diventa sempre più difficile viverle come città. Forse stiamo avvicinandoci a un momento di crisi della vita urbana, e Le città invisibili sono un sogno che nasce dal cuore delle città invivibili” (Italo Calvino, Le città invisibili)

Fonti:

- Manuale di aerofotografia archeologica. F.Piccarreta, G. Ceraudo.

 

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